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In Primo Piano    febbraio 22, 2012
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Convegno sulla Green Economy
Green Economy Napoli

Venti miliardi di euro nei prossimi cinque anni, che potrebbero salire a cento entro il 2020. Le stime sugli investimenti nel business delle energie rinnovabili la dicono lunga sulle prospettive che la green economy apre per l'Italia.Mala terza "rivoluzione industriale" - così l'ha definita Jeremy Rifkin - rappresenta un chance storica soprattutto per il Mezzogiorno. Non è un caso, quindi, che la Cisl Campania, insieme alla Flaei nazionale e regionale, abbia scelto di puntare proprio sulla questione energetica per rilanciare il dibattito sullo sviluppo del Sud. Il perchè lo spiega il suo segretario generale, Lina Lucci: "La green economy è la più grande opportunità per la Campania e il Mezzogiorno. Se riusciremo a qualificarci come area green non solo in Italia ma in Europa- dice Lucci aprendo a Napoli i lavori del convegno dedicato alle energie "verdi" - avremo colto l'occasione per creare migliaia di posti di lavoro. Le capacità imprenditoriali, le qualità professionali e accademiche ci sono; e i fondi anche". La partita si gioca nei prossimi dieci anni: sull'occupazione le stime contenute in uno studio dell'Università Bocconi oscillano tra i 100mila e i 250mila nuovi posti di lavoro. Per l'Italia cambiare la composizione del mix energetico, concorda il segretario generale della Flaei Carlo De Masi, vuol dire ridare ossigeno al mercato del lavoro, oltre che liberarsi dall'eccessiva dipendenza da gas e petrolio. Ma una svolta di questo genere, fa notare, potrebbe alla fine rivelarsi inutile senza "l'ammodernamento delle reti". L'esigenza di "un grande disegno di razionalizzazione" del sistema energetico italiano è prioritaria anche per il segretario generale della Femca Sergio Gigli. Bene mettere l'accento sulle rinnovabili, è il suo ragionamento, ma non vanno dimenticate "le emergenze" da cui è attraversata un' industria "energivora" come quella chimica. A garantire che il Sud ha le carte in regola per diventare una sorta di hub mediterraneo delle rinnovabili è l'ad di Eni Green PowerFrancesco Starace: "Ci sono effettivamente grandi potenzialità non sfruttate, con scelte chiare e amministrazioni in grado di fornire risposte veloci alle imprese l'industria delle rinnovabili può crescere molto nel Mezzogiorno". L'ostacolo più alto al momento è la mancanza di formazione adeguata: "Le professionalità scarseggiano", conferma Storace.Nonè una novità, né per il sindacato né per il Governo. Passa per la formazione tanto l'accesso al mercato del lavoro per i giovani che il ricollocamento di quella "massa enorme" di lavoratori - parole della Lucci - che la crisi ha espulso dal ciclo produttivo. Per questo, sottolinea il ministro del Welfare Sacconi, è "fondamentale applicare le linee guida che abbiamo approvato con le Regioni e le parti sociali". Il percorso, assicura, riprenderà appena saranno definite le nuove giunte regionali con la convocazione di tutti i soggetti coinvolti. Non che finora la green economy sia rimasta, sul fronte del mercato del lavoro, un terreno inesplorato per sindacati e imprese. Lo riconosce Michele Tiraboschi, direttore scientifico della Fondazione Marco Biagi: "Il lavoro che è stato fatto con la ricostruzione della filiera delle rinnovabili e l'applicazione del contratto nazionale degli elettrici al settore è indubbiamente importante". Ora però c'è da fare un passo avanti. Magari, propone, creando un coordinamento stretto tra scuola, università ed enti bilaterali: il tutto con la regia di sindacati e imprese. Se Sacconi e Tiraboschi puntano sulla qualità della formazione, è Cristiana Coppola, responsabile di Confindustria per il Mezzogiorno, a garantire che gli industriali non vogliono un nuovo business assistito: largo, quindi, "alle imprese che investono sul territorio e creano posti di lavoro", il tempo dei contributi a fondo perduto è finito: "Meglio il credito d'imposta". Da parte sua, il neogovernatore della Campania Stefano Caldoro auspica "una grande alleanza per la competitività" da estendere anche al settore dell' energia. Settore dal cui riequilibrio - osserva anche il ministro dello Sviluppo economico Claudio Scajola - passa "il rilancio del Sud"; sempre che, aggiunge, si chiuda il capitolo delle "non scelte" che ha penalizzato per anni il Paese. È il caso del nucleare, che Scajola conferma centrale nella politica energetica impostata dal Governo: "Il nucleare - dice - è la prima delle fonti rinnovabili". "Non ho mai condiviso l'isteria antinucleare - replica Raffaele Bonanni - anche perché l'ambientalismo ideologico non ha prodotto alternative". Per il leader della Cisl resta grave però l'assenza di un piano energetico nazionale. Quanto alle prospettive della green economy, Bonanni pungola l'Esecutivo a concedere "vantaggi fiscali": sarebbero fondamentali, sostiene, per incentivare il risparmio energetico e la ricerca sulle rinnovabili. In fondo, ricorda, non è stato Tremonti, parlando di un nuovo sistema bonus malus, a mettere l'ambiente tra le priorità della riforma fiscale? Firmato Carlo D'Onofrio (Conquiste del Lavoro del 29 aprile)

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